Quando ero bambino, nel periodo estivo, in ricorrenza di festività particolari come quella di San Giovanni, erano organizzate nell’aia, all’ombra del pergolato ricoperto di edera, dei pomeriggi danzanti.
Veniva gente anche dalle case vicine. Le ragazze, vestite a festa, erano accompagnate dalle madri o dalle sorelle già sposate, mentre i ragazzi con i capelli unti da chili di brillantina, sfoggiavano camicie candide e calzoni alla zuava.
Tutto rinviato al prossimo 5 marzo. È durata poco più di mezz’ora l’udienza al tribunale di Carrara relativa alla discussione sul ricorso predisposto dagli avvocati Giovanni Macchiarini e Paolo Pasquali in rappresentanza del comitato Sos Carrara, Legambiente, Unione Piccoli Proprietari Immobiliari e diversi residenti della Lugnola.
Marmo, la crisi si sente eccome. Pochi giorni fa le segherie di Carrara avevano lanciato il loro grido d’allarme: «Rischiamo di chiudere in 200» avevano detto i rappresentanti del comitato spontaneo nato su Facebook “Salviamo i marmi di Carrara”, chiedendo attenzione da parte dell’amministrazione comunale sui problemi del comparto e sulla mancanza di una filiera produttiva.
Guarda l'inchiesta sulle polveri a Carrara Carrara. Pareva quasi che non ci fosse mai stata. Invece c'è e i cittadini vogliono che venga rispettata. Stiamo parlando della famosa ordinanza del giudice Bartolini per la risoluzione del grave problema delle polveri sottili in centro città. Dopo quasi due anni dall'emanazione di quella disposizione poco o nulla è stato fatto dall'amministrazione comunale, e adesso gli avvocati Pasquali e Macchiarini hanno inviato un ricorso al tribunale di Massa.
Alla fine degli anni Quaranta, in Italia non esisteva una vera e propria industria. La maggior parte delle lavorazioni avveniva con metodi artigianali, con scarsissimo uso di macchine, dove contava soprattutto la bravura dell’operaio che eseguiva il lavoro, mentre il tempo impiegato aveva scarso significato.
Sos Turismo. Nardi: «Pensiamo ai 220 lavoratori» Non vogliamo pensare che lo sia, ma la richiesta della Porto di Carrara Spa sulla vicenda dell’ex-hotel Mediterraneo ha un po’ il sapore del ricatto. «O ci consentite la vendita dei 26 miniappartamenti o a rimetterci saranno i lavoratori del porto». Si potrebbe riassumere così la nota chiarificatrice inviata alla stampa dall’amministratore delegato della Porto Spa, Filippo Nardi.
Ipotesi miniappartamenti, Bandoni: «Speculazione». Legambiente: «Le finanze di Bogazzi stanno benissimo» Sono ormai due anni che al posto dell’hotel Mediterraneo è presente un campo incolto e i cittadini sono stanchi di vedere proliferare il degrado in una zona così centrale di Marina di Carrara. L’area, di proprietà della Porto di Carrara Spa, il cui azionista di maggioranza è l’armatore Enrico Bogazzi, da diverso tempo è in stato di abbandono, pare infatti che i denari inizialmente disponibili per realizzare un grande albergo con cinema multisala e zona commerciale, in totale 13 milioni di euro, non ci siano più.
Giornata di fermo camion, duro comunicato di Legambiente Carrara. Gennaio non è ancora finito e il limite di legge del PM10 è già stato superato 16 volte; 11 superamenti consecutivi negli ultimi 11 giorni, sabato e domenica compresi.
Certo, influiscono le temperature rigide che fanno intensificare il riscaldamento domestico; certo influiscono le condizioni atmosferiche, ma resta il fatto che nei tre giorni senza camion – venerdì 22 (giornata di fermo camion), sabato 23 e domenica 24 – il PM10 (54-56 µg/m3) superava di poco il limite di legge.
Mazzucchelli: «Il monopolio della Sam impedisce lo sviluppo» Sono duecento le segherie a rischio chiusura. Martedì sera, nella sala di rappresentanza del Comune di Carrara, si è svolto un incontro, organizzato dal presidente del Consiglio comunale, Luca Ragoni, tra gli imprenditori, i capigruppo consiliari e il comitato spontaneo nato su Facebook “Salviamo i marmi di Carrara”.
Quando ero bambino, proprio al centro di via Roma, a Carrara, vi era un locale dal nome esotico “Casa del caffè” ma era molto diverso di quello che esiste tutt’oggi.
Per conferirgli un alone di mistero, le pareti erano in parte ricoperte da paratie di canne di bambù, e il resto affrescato da disegni che richiamavano l’antico Egitto, con tanto di figure di Faraoni e geroglifici.