| Di Matteo Bernabè,
sabato 13 febbraio 2010
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Sos Turismo. Nardi: «Pensiamo ai 220 lavoratori»
Non vogliamo pensare che lo sia, ma la richiesta della Porto di Carrara Spa sulla vicenda dell’ex-hotel Mediterraneo ha un po’ il sapore del ricatto. «O ci consentite la vendita dei 26 miniappartamenti o a rimetterci saranno i lavoratori del porto». Si potrebbe riassumere così la nota chiarificatrice inviata alla stampa dall’amministratore delegato della Porto Spa, Filippo Nardi.
In quel comunicato Nardi ha ribadito l’esigenza della Porto di Carrara a
mettere in vendita il 25 percento della struttura del nuovo hotel
Mediterraneo per evitare il tracollo finanziario dell’azienda
proprietaria dell’area, appunto la Porto Spa.
L’amministrazione era stata abbastanza chiara: «Su Marina non sono
previsti ulteriori alloggi privati» aveva sottolineato nei giorni scorsi l’assessore all’urbanistica Vannucci.
Ecco, si spera che la
linea dell’amministrazione non cambi, anzi la speranza è che
l’amministrazione metta una marcia in più sulla questione turismo.
Marina di Carrara, a parte poche eccezioni, è priva di strutture
ricettive e certamente non ha bisogno di nuovi miniappartamenti. Già in
passato fin troppe stanze d’hotel si sono trasformate in case private e
la questione alberghi è di primaria importanza.
Forse ci siamo già dimenticati che all’uscita del casello autostradale
di Carrara è ancora presente da oltre vent’anni l’ecomostro, meglio
conosciuto come Marble Hotel? I lavori da quelle parti procedono alla
velocità degna di una lumaca, e come non ricordare l’altro spiazzo di
Marina, a pochi metri dal mare, ovvero l’area dove sorgeva il dancing
Gattopardo. Anche lì, dove doveva essere edificato un residence, tutto
tace, e sarebbe bene che Zubbani & Co. si facciano un po’ sentire da
coloro che su quelle aree dovrebbero intervenire. L’amministrazione
possiede gli strumenti per farlo, quindi che li metta in campo
nell’interesse di tutti i cittadini.
Matteo Bernabè
Intanto nella vicenda ex-Mediterraneo è intervenuta anche Legambiente che parla di «meschino ricatto occupazionale» – «L’amministratore della Porto SpA, dott. Nardi, fa finta di non conoscere la differenza tra miniappartamenti ed RTA. Queste ultime non sono, infatti, piccole case da affittare per un lungo periodo a privati cittadini che vi portano le loro “cose”, come hanno creduto gli acquirenti delle RTA di Montignoso poste sotto sequestro lo scorso anno dalla magistratura; rientrano, invece, nell’ambito delle strutture alberghiere vere e proprie e, proprio per questo, la Porto SpA ha ottenuto di costruirne 26 nell’area dell’ex Mediterraneo, visto che il Piano Strutturale non prevedeva, né prevede con l’attuale variante, insediamenti abitativi nel sito in questione.
Come abbiamo già detto, concedere di trasformare strutture alberghiere, necessarie come il pane per la nostra città, in miniappartamenti costituirebbe un pericolosissimo precedente, un potenziale “cavallo di Troia” per quelle aree di pregio del nostro territorio dove, con la variante ora adottata, sono previste strutture turistico-ricettive (vedi area Ceci).
Questo ragionamento ci pare così chiaro che non capiamo come l’assessore Vannucci abbia potuto dichiararsi disponibile a trattare con la Porto SpA per consentirle la costruzione di miniappartamenti da vendere senza rendersi conto che, così facendo, mina alla radice ogni sua personale residua credibilità.
Quanto poi al ricatto occupazionale ventilato dal dott. Nardi (“pensiamo ai nostri 220 lavoratori…”) lo si può definire solo meschino. Il presidente della Porto SpA, l’armatore Bogazzi, infatti, non naviga certo in cattive acque se può permettersi tutti gli investimenti di cui si è letto ultimamente sui quotidiani locali: la presenza su mari e porti di tutto il mondo, le azioni “proprie” acquisite per 3 milioni di euro dalla Porto Holding, gli investimenti immobiliari in Sardegna e Albiano Magra, l’acquisto delle ex colonie in territorio massese, di pregiati vigneti, il nuovo golf di Massarosa… Ciononostante, quando, nelle sue varie attività, ha voluto licenziare, lo ha fatto senza anteporre l’interesse dei suoi dipendenti alle sue esigenze personali e così, presumibilmente, continuerà ad agire in futuro.
Da ultimo, se la Porto SpA ha perduto oltre il 50% del traffico portuale consolidato, ne consegue che anche il nostro porto sia in forte crisi e vi attracchino molte meno navi di un tempo. Non sarebbe quindi il caso di ripensare alla localizzazione del porto turistico, decidendo una buona volta di riorganizzare gli spazi portuali per far posto alla nautica da diporto, rinunciando alla nefanda idea di insediare il costruendo porto turistico al Lavello?».
Ultima modifica : sabato 13 febbraio 2010
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