| Di Enzo De Fazio,
mercoledì 25 novembre 2009
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Certamente solo i lettori di una certa età capiranno subito il significato di questa frase dialettale, per quelli più giovani daremo noi la soluzione, significa “fare il bucato”. Quello che oggi è di una semplicità estrema, comportava una volta, un grande impegno di tempo, e di fatica, tanto che quest’operazione, che avveniva sempre nell’aia all’aperto, si faceva circa una volta il mese, ed era svolta da tutte le donne del vicinato, che si aiutavano vicendevolmente, svolgendo ognuna un lavoro diverso.
Si cominciava con il setacciare la cenere di fornelli e camini, che si
era messa da parte nei giorni antecedenti, proprio per
quest’operazione, ma non era cenere comune, ma in qualche modo “scelta”
ossia in prevalenza di olivo, cerro, o olmo, escludendo accuratamente
legni come il castagno, ricchi di tannino, elemento che avrebbe
rovinato il risultato.
Intanto i “panni” (la biancheria) erano bagnati e strofinati con sapone
di Marsiglia, o di fabbricazione artigianale, dove erano visibili le
macchie più grosse, in una specie di rudimentale prelavaggio, quindi
posti a strati dentro il concon da bucata. In casa della Fedò, la più
vecchia del vicinato, “’l parol” (il paiolo) era messo sul fuoco del
camino, attaccato alla catena che scendeva dalla cappa, per la
preparazione della lisciva, fatta con “do fiaschi e mez, d’acqua p’r
ogni scaldin d zendra” (due fiaschi e mezzo di acqua per ogni piccolo
contenitore per scaldarsi di cenere.) Veniva fatta bollire per ore,
rimestandola continuamente con un bastone come la polenta. A me faceva
impressione il suo modo di fare per sentire se il composto era pronto:
metteva il mestolo dentro l’acqua bollente, ne tirava fuori un poco,
quindi vi soffiava sopra come si fa quando si mangia la minestra calda,
quindi vi metteva dentro un dito, e lo sentiva con la punta della
lingua, il suo sì, o no, erano dati solo dal movimento della testa.
Quando tutto era pronto, uno straccio era messo a ricoprire i panni
posti in precedenza dentro il concon da bucata (diverso dagli altri
perché provvisto di tappo sul fondo) quindi, due donne con un lungo
bastone portavano il parol con il composto bollente nell’aia, dove era
versato sullo straccio. Vi rimaneva circa due ore, quindi il concon era
svuotato levando il tappo, e ogni donna riprendeva i suoi panni, e si
recava al lavatoio pubblico, per la battitura, e risciacquatura.
Chiaramente la cenere sullo straccio, non era gettata via, ma fatta
asciugare al sole e usata per lavare piatti e stoviglie, in una sorta
di riciclaggio perfetto, come perfetto era l’impatto ambientale, molto
vicino allo zero. Appena dopo la guerra, ci si accorse che alcune
sostanze derivate dal petrolio, avevano un alto potere detergente,
perché erano in grado di spezzare la tensione superficiale dell’acqua,
rendendola più “bagnabile”, ma soprattutto riuscivano a insinuarsi
sotto le macchie di unto e grasso, staccandole dai loro ancoraggi con
facilità. Erano stati scoperti i Tensioattivi. Nacquero così i primi
detersivi in polvere, a prezzi relativamente bassi, che in pochissimo
tempo soppiantarono completamente l’uso sia del sapone, sia quello
dell’autarchica lisciva. Immediatamente però, cominciarono a
evidenziarsi i primi gravissimi danni ambientali, soprattutto nei
fiumi, e torrenti, ricoperti da una spessa e indissolubile coltre di
schiuma biancastra. Purtroppo il danno ambientale più grave fu quello
meno visibile, causato dallo strato superficiale impermeabile creato
dai tensioattivi che non si degradavano, e che impedivano lo scambio di
ossigeno tra l’aria e l’acqua. Si cercò allora, di correre ai ripari,
varando delle leggi che stabilivano che i tensioattivi dovessero avere
una biodegradabilità dell’ottanta per cento, ma c’è una grandissima
differenza tra la biodegradabilità reale, e quella legale, e ancora
oggi, anche se in maniera più contenuta, i problemi restano, e sono
enormi.
Si potrebbe tranquillamente affermare, che purtroppo, si sono
aggravati, primo per l’enorme aumento del numero di scarichi contenenti
queste sostanze, ma soprattutto per l’uso di aggiungere, da parte delle
industrie produttrici, sostanze sempre più sofisticate, praticamente
inutili al fine della resa nel lavaggio, ma utilissime nel fattore
estetico.
Gli sbiancanti ottici, ne sono un esempio clamoroso. Queste sostanze in
pratica non hanno altro compito se non quello di depositarsi in uno
stato di polvere sottilissimo sulle fibre, modificando così la
lunghezza d’onda dell’ultravioletto, rendendola visibile all’occhio
umano, facendoci vedere “un bianco, più bianco del bianco” dove in
realtà le macchie sono solo nascoste. E’ evidente che, non solo
sporcano invece di lavare, ma soprattutto vengono a contatto con la
nostra pelle causando nelle persone predisposte, eczemi, o allergie,
che in alcuni casi possono essere particolarmente gravi, in più, sono
totalmente indissolubili in acqua, quindi dannosi per l’ambiente.
Stessa cosa si dica per i profumi sintetici, aggiunti per simulare “un
profumo di pulito” ma soprattutto, per nascondere il puzzo del
tensioattivo, alcuni di questi, è stato dimostrato, causano problemi di
disorientamento negli organismi acquatici. Come fare dunque, per
limitare i danni, sia fisici, sia ambientali? Prima di tutto riducendo
della metà la dose di detersivo raccomandata dal produttore, vi posso
assicurare che oltre a risparmiare quattrini, il risultato sarà
identico, e poi usare detersivi eco-compatibili. Il continente Europeo
si è dimostrato particolarmente sensibile a questo problema tanto che
esistono ben tre simboli di certificazione ecologica che sono apposti
su detersivi a basso impatto ambientale, essi sono: ECOLABEL- Comunità
Europea, CIGNO BIANCO- Scandinavia, Svezia, Islanda, Finlandia, e
ANGELO AZZURRO Germania. E’ indubbio, che se vogliamo che un bene
fondamentale come l’acqua, rimanga disponibile nella sua purezza anche
per le generazioni future, qualcosa si debba fare, magari un’azione
piccolissima ma fondamentale, come mettere meno detersivo nella
lavatrice, o aceto al posto del brillantante nella lavastoviglie.
> Il sito di Enzo De Fazio
Ultima modifica : mercoledì 25 novembre 2009
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io a 7 anni
Di: Rosa () 26-11-2009 01:15