| Di Matteo Bernabè,
venerdì 16 ottobre 2009
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Alluvione 2003, 24 rinviati a giudizio. Segnanini: «I dissapori politici respinsero il mio progetto di messa in sicurezza, e mi diedero anche del matto»
Ieri mattina, per Tele Toscana Nord e per la Nazione ho realizzato un'intervista a Lucio Segnanini, sindaco di Carrara dal 1998 al 2002, rinviato a giudizio, insieme a Giulio Conti e altri 22 tra dirigenti comunali, tecnici e imprenditori, nell'inchiesta sull'alluvione del 23 settembre 2003. Riporto di seguito, quanto da me raccolto.
«Io l’avevo detto che ci saremmo trovati con l’acqua alla gola, ma mi hanno preso per matto». Si difende così l’ex-sindaco, Lucio Segnanini, dopo il rinvio a giudizio nell’inchiesta sull’alluvione del 23 settembre 2003. Per lui, come per il suo successore Giulio Conti, sono pesanti i capi d’imputazione: omicidio colposo, omissione d’atti d’ufficio e inondazione colposa.
«Nel 1999 arrivò in Comune una lettera – racconta Segnanini – che segnalava molto dettagliatamente il rischio idrogeologico a cui poteva andare incontro il nostro territorio. Nei primi giorni del 2000, segnalai quindi la cosa all’università di Pisa, la quale, sotto la direzione del professor Viti, realizzò un’indagine che evidenziò due tipi di pericoli, derivanti dai torrenti Parmignola e Carrione. Per il primo – continua l’ex-sindaco –, il prefetto di allora convocò i rappresentanti di Anas e Ferrovie dello Stato: i due ponti a rischio (quello sull’Aurelia e quello in località Baudoni) erano di loro competenza e dovevano essere messi in sicurezza. Per il Carrione invece i problemi individuati furono due: la sporcizia e la scarsa altezza dei ponti che, nel caso di piena, avrebbero fatto da tappo per il deflusso delle acque, causando l’allagamento. Una parte degli interventi necessari furono finanziati dalla Regione Toscana, ma l’intervento più incisivo – sottolinea – sarebbe dovuto avvenire dopo una variazione di bilancio che proposi al Consiglio comunale all’inizio del 2001. Quell’intervento sarebbe costato dagli 80 ai 100 miliardi delle vecchie lire. Ma nessuno mi volle ascoltare. Si iniziavano a sentire i primi dissapori politici con il mio ex-partito (i Ds, ndr) tanto che la mia maggioranza fece in modo di non far passare quella proposta. Non solo: insieme a qualcuno dell’opposizione mi diedero del matto. Il fatto è che, due anni dopo quel Consiglio, puntualmente si verificò ciò che paventai».
A questo punto la cosa che mi balza agli occhi è il passaggio sui «dissapori politici». Ormai è risaputo come Segnanini uscì dalle grazie dei Democratici di Sinistra proprio in quell'anno (e nel 2002 non fu confermato dal suo partito come candidato a sindaco) quando il Consiglio Comunale respinse una variazione di bilancio che forse (sottolineo forse), e il condizionale è d'obbligo, avrebbe permesso alla città di non finire col fango fino al collo, che forse avrebbe permesso di salvare una vita. Se le cose fossero andate veramente così come dice Segnanini, se i «dissapori politici» fossero stati la causa del non-finanziamento della messa in sicurezza, ci troveremmo al cospetto del lato peggiore della politica, quella con la "p" minuscola.
Ultima modifica : giovedì 15 ottobre 2009
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al peggio non c'è rimedio
Di: mario () 16-10-2009 11:36